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	<title>Sulle Ali Del Leone &#187; Pylos</title>
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	<description>navigando sulle rotte della serenissima</description>
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		<title>Modone</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jul 2012 15:52:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/07/IMG_1680-300x200.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="IMG_1680" title="IMG_1680" /></p>10/07 MODONE Modone conserva molto del suo carattere primitivo. I vecchi bevono caffè greco, che non ci sembra molto diverso da quello turco. L&#8217;impressione è che il paese vivacchi di un turismo che non è mai veramente decollato. Per strada, ai tavoli dei bar, soprattutto anziani. Si invidia un po&#8217; la loro calma e apparente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/07/IMG_1680-300x200.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="IMG_1680" title="IMG_1680" /></p><p>10/07 MODONE</p>
<p>Modone conserva molto del suo carattere primitivo. I vecchi bevono caffè greco, che non ci sembra molto diverso da quello turco. L&#8217;impressione è che il paese vivacchi di un turismo che non è mai veramente decollato. Per strada, ai tavoli dei bar, soprattutto anziani. Si invidia un po&#8217; la loro calma e apparente tranquillità levantina. Sembra che le cose qui non siano mai cambiate molto negli anni, la maggior parte delle case avrebbe bisogno di restauri, alcune sono veri e propri ruderi. I bar conservano il loro sapore senza essere folkloristici. Un solo negozio vende souvenirs e cartoline, e anche quelli sembrano fondi di magazzino, rimasti dove si trovano da un tempo in cui il turismo sembrava stesse per decollare (fine anni &#8217;70 – inizio &#8217;80 a quanto pare).</p>
<p>Sveglia all&#8217;alba per le riprese, il castello era già aperto ed è stato esaltante averlo tutto per noi con la prima luce del mattino. Ci si arrampica sui bastioni, il posto è magico, molto più affascinante dell&#8217;Acropoli sotto assedio dei turisti. Leoni di San Marco decorano i bastioni “Bembo” e “Loredan”: fanno sentire a casa. La baia è tranquilla e ben riparata, ci sono barche in rada. Il castello è magnifico, occupa tutto il promontorio: di origine bizantina, fu veneziano dal 1204 al 1500. Preso dai turchi dopo un assedio tremendo, ritornò sotto i veneziani nel 1686 a seguito della prima guerra di Morea sotto il comando di Morosini (sempre lui). Nel 1715 la fortezza venne ripresa definitivamente dagli ottomani. Più di un secolo dopo il ritorno ai greci.</p>
<p>Dentro il castello un campo di aglio selvatico in fiore. Sulle mura abbondanti piante di capperi, una coppia di anziani li raccoglie litigando continuamente, sembrano farlo da sempre, non capiamo una parola ma fanno ridere.</p>

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<p>Poi di nuovo in paese a fotografare le strade, la vita quotidiana di queste persone. Entriamo in un bar ma il vecchino intento a scaldare un caffè in un alambicco di metallo non si accorge nemmeno della nostra presenza. Quando si gira Pido lo fotografa: non sembra gradire, uno però si offende e ci dà dei mafiosi, come se fare delle riprese fosse un atto criminale. Cerchiamo di spiegare di cosa tratta il nostro progetto, Pido scrive su un foglio il nostro indirizzo web, niente da fare. L&#8217;uomo è sempre più minaccioso. Fortunatamente inteviene il pope seduto a pochi passi, lo calma con due parole e fa capire che il signore non è cattivo ma solo un po bizzarro.</p>
<p>La gente per strada ci guarda come se fossimo alieni, mentre ci aggiriamo affamati e sudati con l&#8217;attrezzatura per la strada. Altro bar, sempre pieno di vecchietti locali ma dall&#8217;aria più moderna. Caffè greco bollente dopo il bicchiere d&#8217;acqua gelata che qui in Grecia viene portato di default.</p>

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<p>Vorremmo stare qui, bere un altro caffè greco, parlare coi vecchietti ma non c&#8217;è tempo, alle 11 ci aspettano in comune a Pylos (l&#8217;antica Navarino veneziana) per l&#8217;intervista programmata col sindaco grazie al lavoro di relazioni intrecciate dalla <a title="http://www.marcopolosystem.it/" href="http://www.marcopolosystem.it/" target="_blank">Marco Polo System</a>. Il paese è carino, la baia (che è stata teatro della celebre battaglia di Navarino) chiusa da un isola. Una bella piazza con i tavolini dei bar all’ombra dei platani, un bel porto e anche un marina, una spiaggia di ghiaia, il solito mare stupendo. Tutto quello che serve. Ci accolgono il gentilissimo vicesindaco Panaiotis e la giovane segretaria Aristea. Il sindaco è impegnato, ci spiegano, stamattina è scoppiato un incendio poco lontano. L&#8217;incontro è quindi veloce, l&#8217;intervista si svolge senza intoppi (si era preparato un discorso scritto) e anche se non capiamo nulla di quello che dice, sembrano tutte cose positive. A Modone verrà fondato a breve un centro culturale delle relazioni Venezia-Grecia, con l&#8217;obiettivo di incentivare il turismo culturale con un occhio di riguardo al diportismo velico.</p>
<p>Mangiamo in piazza a Pylos, all&#8217;ombra degli alberi: moussaka e polipo ai ferri, tutto molto buono. Il tempo vola e sono già le 15.30, abbiamo un&#8217;altra intervista da fare, questa volta a Marisa, una giovane archeologa che lavora ai restauri della chiesa bizantina all&#8217;interno della fortezza nuova. Ci racconta la storia del luogo, in greco, molto professionamente, ma a differenza del sindaco abbiamo tempo di conversare un po&#8217;. “Cosa rimane dello spirito veneziano?” “Niente!” &#8211; risponde lei senza pensarci troppo. Non è un vecchio professore, ma una ragazza intimidita dalla reflex. I nostri modi a dir poco informali la convincono rapidamente che non sarà divorata dalla telecamera, ci racconta tutta la storia dei castelli della zona, chiacchieriamo del più e del meno cercando di capire quali possano essere i legami ancora esistenti con la cultura veneziana, lei ci racconta che alle superiori in Grecia si studia il Latino e resta impressionata quando le diciamo che anche noi a scuola abbiamo studiato Greco antico… se sapesse che combriccola di ripetenti si trova di fronte! Ci consiglia fortemente di visitare anche il castello vecchio – Palaiokastro &#8211; poco distante. Ci muoviamo quindi verso Nord, verso le lagune di Gialova, ma l&#8217;orario ancora troppo caldo non consiglia di prendere la strada del castello. Ci fermiamo in una baia con spiaggia incantevole da cui si vede benissimo il castello in questione. Verso le 6 ci muoviamo finalmente alla volta del castello. Tiziano vuole arrivarci per le strade sterrate, nonostante le buche enormi che le costellano, fino a che non incontriamo un gregge di pecore che sbarra la strada. Viene avanti il pastore, un ragazzo coi capelli lunghi sotto il berretto da baseball e un cellulare customizzato con una lunga antenna di ferro: “Road no good” dice consigliandoci di prendere la strada principale. Meglio non disturbare le pecore, torniamo sui nostri passi. Poco dopo parcheggiamo la macchina e cavalletto in spalla ci incamminiamo verso il castello. Alcuni cartelli sulla strada avvertono che il castello è chiuso perchè pericolante. In realtà il castello è accessibile, solo che è lasciato in abbandono a se stesso, è allo stato brado e per questo ci piace ancora di più. Il sentiero che porta al castello è pieno di grossi ragni appesi alle loro reti ai lati del cammino. Avvicinandosi sembra il panorama di un vecchio film medioevale, il castello sembra incantato, da lontanto si sente la sua origine latina, con un po&#8217; di fantasia puoi immaginare i cavalieri in armatura cavalcare verso di esso alzando la polvere del sentiero.</p>

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<p>Aveva ragione Marisa, dal castello la vista è mozzafiato e ci godiamo l&#8217;inizio del tramonto che cade sulla spiaggia dove poco prima abbiamo fatto il bagno e sulle lagune circostanti. Ma è meglio fare presto, tra poco sarà buio e non abbiamo una luce per seguire il sentieri al ritorno. Inoltre domani abbiamo un appuntamento a Monemvasia, 300 e qualcosa km di strada greca, che vuole dire 5 e passa ore di macchina di notte. Si devono fare passi di montagna. Facciamo una tappa a Kalamata dove mangiamo una quantità industriale di souvlaki seduti sui tavolini su una aiuola spartitraffico. Ci sono solo clienti abituali, la televisione è accesa su un documentario della tv greca, ma non capiamo bene di cosa parla, forse è la storia di un fotografo degli anni &#8217;60. Spunta un gattino magro e sporco da dietro l&#8217;aiuola, miagola a tutto spiano e non sembra avere molte possibilità di sopravvivenza così piccolo in mezzo tra due strade. Sicuramente è meno fortunato di tanti altri gatti che incontreremo durante il viaggio. I gatti greci sono generalmente più magri dei nostri, ma qui non si è persa la buona abitudine di teneli per strada, come succedeva anche a venezia prima che si decidesse di salvarli dalla strada sterilizzandoli e rinchiudendoli in prigioni apposite. Gli gettiamo alcuni pezzi di carne.</p>

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<p>Dopo Kalamata inizia la parte dura del viaggio. Le strade sulle montagne d&#8217;Arcadia non sono consigliabili di notte. I greci evidentemente lo sanno e infatti incrociamo due o tre macchine durante tutto il tragitto. Tiziano è cotto, guida da due giorni e ha bisogno di un cambio a metà strada tra Kalamata e Sparta, la strada è un continuo di tornanti in salita e discesa, spesso senza linee di segnalazione per terra, e senza illuminazione. Si procede con gli abbaglianti accesi, marce basse e occhi aperti nonostante il sonno incominci a bussare. Stop a Sparta. Parcheggiamo vicino alla piazza principale, due passi e siamo in mezzo alla movida: baretti con musica dance sparatissima, tanti ragazzi ma anche famiglie sedute ai bar o nelle sale giochi, e bambini che giocano a pallone in mezzo alla piazza. Sembra una di quelle sagre estive dei paesini delle montagne venete. This is Sparta.</p>
<p>Seguiamo per Gytheio, poi le indicazioni per Monemvasia si fanno più frequenti. Ci arriviamo alle 3 meno un quarto di notte, con la sensazione di aver quasi compiuto una impresa ad arrivare fino a qui. Troviamo subito un bel alberghetto con vista sulla baia appena arrivati. Siamo stati fortunati, la coppia che lo gestisce è giovane e molto gentile. Si capisce che stavano dormendo, ma ci fanno accomodare comunque all&#8217;ultimo piano, in una stanza con terrazza da cui si vede nel buio la sagoma tozza dell&#8217;isola dell&#8217;antica Monemvasia.</p>
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		<title>Pylos</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:11:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/navarino_castello_21-300x200.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="navarino_castello_2" title="navarino_castello_2" /></p>23 LUGLIO 2011 Zante &#8211; Pilos 62 miglia &#160; L&#8217;alba è l&#8217;ora rossa della nostra mossa. Il sole sorge dietro i monti del Peloponneso mentre siamo già fuori dal porto arrugginito di Zante &#8211; Zacinto. Non fa caldo, ma, soprattutto, non c&#8217;è vento. Motore è, e lo sarà per tutto quel lungo giorno annunciato dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/navarino_castello_21-300x200.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="navarino_castello_2" title="navarino_castello_2" /></p><h3>23 LUGLIO 2011 Zante &#8211; Pilos 62 miglia</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;alba è l&#8217;ora rossa della nostra mossa. Il sole sorge dietro i monti del Peloponneso mentre siamo già fuori dal porto arrugginito di Zante &#8211; Zacinto. Non fa caldo, ma, soprattutto, non c&#8217;è vento.</p>
<p>Motore è, e lo sarà per tutto quel lungo giorno annunciato dal disco aureo dietro il profilo incerto di Castel Tornese, sul continente a una decina di miglia. Si annuncia una giornata d&#8217;attesa, di noia, di ricordi, di nostalgie di casa, del Natale. Uno scorrere lento di ore allietate dalla lettura dell&#8217;Odissea, il canto di Telemaco che va a Pilos-Pylos per parlare col vecchio e saggio re Nestore, il prototipo della guida salda e gentile, il manifesto di una civiltà che voleva rispettati gli anziani. E che passava il tempo in ecatombi in onore degli dei, grandi mangiate di carne (il pesce ai tempi di Ulisse come di pochi decenni fa andava bene per i poveri o i naufraghi, le bistecche facevano status, come per le nostre mamme e nonne), altrettante bevute di vino mischiato ad acqua (era molto più forte del nostro, anche oggi quello cretese spara 15 gradi), giochi e danze. Era una civiltà fatta di grandi palazzi quella micenea che proprio nel Peloponneso aveva la sua capitale, imponente tutt&#8217;ora con le sue mura ciclopiche e la porta dei Leoni stranamente echeggiata solo da quella di Butrinto, in Albania, città citata nell&#8217;Eneide, non a caso, credo.</p>

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<p>Sarà stata tutta quella carneficina modello Nestore raccontata in partenza, che in mezzo al mare, storditi dal sole e dal caldo e dal motore, la lenza si tese e spezzò la canna. Enrico, rapido come una pantera de Marghera, prese i resti e chiamò a raccolta l&#8217;equipaggio. Marco iniziò a recuperare, io non credevo, miscredente che ero. Caterina gridava: <em>è un tonno, un tonno</em>! Effettivamente, dopo una buona mezz&#8217;ora di manovre col timore di perdere la preda si profilò nell&#8217;acqua vicino alla barca: una bestia di una decina di chili, grigia e argentata. Marco la tira su, Il capitano la prende al raffio &#8211; il rampino tipo cacciatore di balene: il sangue nero si sparse per il gommone e il pozzetto quando viene tirato dentro. Si dibatteva la povera bestia che, ingorda, dalle profondità del mare, aveva adocchiato un pesce gustoso e trovato l&#8217;esca Rapala perfida e rutilante. L&#8217;amo gli si era conficcato in gola, fu difficile toglierlo. Si dibatteva, rivitalizzato dall&#8217;acqua del mare che ogni tanto gli tiravamo, non voleva morire, quasi a farci sentire in colpa per quella caccia fortunata. Non ci credevo ancora, un tonno vivo o quasi non l&#8217;avevo mai visto. Più che il sangue, furono gli occhi grandi e bovini a impressionarmi, una palla nera spalancata verso quel mondo che per lui era deserto, mortale. Ma non voleva morire. E allora a qualcuno venne in mente di versargli del liquore, trovammo del rum e glielo infilai in bocca. Un fremito assurdo, come da scossa elettrica lo prese e si liberò dalla presa di Enrico: sbatté la grande pinna sulla tolda e se ne andò per sempre il suo spirito. Ora c&#8217;era solo da non sprecare nulla di quella piccola ecatombe e da ringraziare la fortuna e gli dei per quel regalo dal mare. Enrico prese e iniziò a sezionarlo, togliendo prima le viscere e poi le branchie, tagliando le pinne laterali e iniziando a levargli ad accettate di coltellaccio le squame. Anche questo era un rito antico, di morte e vita. Che si concluse col taglio della testa e la selezione delle parti migliori. Due giorni ne mangiammo di quella bestia non a caso chiamata la vacca del mare. Tra tartare, padellato, bisteccato, sfamò sei persone in sontuoso banchetti (era squisito). Ma prima pulimmo la bestia e la barca di quel macello.</p>
<p>L&#8217;eccitazione e l&#8217;impressione per quella caccia e il resto ci aveva fatto attenti, frenetici. L&#8217;operazione era durata ore, ci sentivamo però più vivi. E quando arrivò l&#8217;isoletta di Proti col suo piccolo monastero e la scogliera e l&#8217;acqua trasparente fino al fondale dieci metri più sotto fu naturale gettare l&#8217;ancora. Ma mentre cercavamo il giusto fondale il lamento disperato di una capretta ci ricordò il sacrificio appena compiuto. Dei pastori trascinavano delle giovani bestie giù per una passerella fino a una barchetta. Quelle povere belavano disperate per timore dell&#8217;acqua, dell&#8217;ignoto, o solo per paura. Due compagne più vecchie stavano sulla scogliera a guardare ben lontane dal poter essere cacciate, sicure in cuor loro di averla scampata. I pescatori riuscirono a completare l&#8217;opera e ci salutarono. Noi ricambiammo e trovammo un ancoraggio buono e un tuffo ancora migliore. Poi riprendemmo a navigare verso Pilos e la costa del Peloponneso, che ormai distava poco, una decina di miglia, e s&#8217;annunciò con un vecchio castello in cima a una scogliera che fu franco e poi veneziano.</p>
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<p>Degli stupendi faraglioni rotti solo da un arco naturale fermavano il mare proteggendo la grande baia di Navarino dove la Grecia nel 1827 divenne indipendente grazie alla distruzione di una flotta turca da parte delle potenze amiche di Francia, Gran Bretagna e Russia. Doppiata l&#8217;isoletta di Sfatkiria, si stagliò la superba fortezza nuova, di pianta decisa, dominata da un bastione e da una chiesa che fu moschea. Qui Venezia arrivò nel 1685 e restò per soli trent&#8217;anni, una parentesi tra secoli di dominazione ottomana. La cittadina si apre subito dopo attorno a una grande piazza quadrata dominata da platani centenari (i greci amano le piante perché portano ombra, non come noi che le tagliamo come intralcio alla modernità) e circondata da palazzi sobri e con qualche tocco elegante. Tutt&#8217;altra storia rispetto a Zante. Peccato che la marina sia ancora abbandonata a metà, senza servizi. Ma va bene così, un buon approdo per i pellegrini del mare. E ne scoprimmo diversi all&#8217;ormeggio gratuito da chissà quanto tempo, barche disarmate per armatori squattrinati. Persi. Dimenticati. Il giorno dopo avremmo scoperto un nuovo slogan: kali kratis, buon governo. Tradotto: tagli ai comuni e fondi per risparmiare e far contenta l&#8217;Europa. Virtuosi e con le tasche vuote. Come quei marinai persi a Pilos, anche la Grecia s&#8217;era ormeggiata a Bruxelles sperando di non affondare.</p>
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		<title>Navarino &#8211; Modone &#8211; Corone</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_6885coron-300x200.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="corone_castello_dalla_baia" title="corone_castello_dalla_baia" /></p>24 Luglio 2011 Pylos &#8220;Ci hanno detto che dovevamo risparmiare e abbiamo fuso diversi comuni, ora Pylos è la capitale di tutta quest&#8217;area che comprende anche Methoni e Koroni, in pratica siamo passati da tremila a 21mila abitanti. Ma non abbiamo licenziato nessuno, solo spostato un po&#8217; di impiegati qui in città e mantenuto aperti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/IMG_6885coron-300x200.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="corone_castello_dalla_baia" title="corone_castello_dalla_baia" /></p><h3><span style="font-size: x-small;">24 Luglio 2011 Pylos</span></h3>
<p><a href="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/Screen-shot-2012-05-20-at-11.09.58-PM.png"><img class="alignright size-large wp-image-358" title="Screen shot 2012-05-20 at 11.09.58 PM" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/Screen-shot-2012-05-20-at-11.09.58-PM-1024x560.png" alt="" width="1024" height="560" /></a><br />
&#8220;Ci hanno detto che dovevamo risparmiare e abbiamo fuso diversi comuni, ora Pylos è la capitale di tutta quest&#8217;area che comprende anche Methoni e Koroni, in pratica siamo passati da tremila a 21mila abitanti. Ma non abbiamo licenziato nessuno, solo spostato un po&#8217; di impiegati qui in città e mantenuto aperti gli uffici decentrati. Questo è kali kratis, il buon governo di Papandreu, uno che di socialista non ha più niente&#8221;. Constantino Neratzoglou ha 58 anni, un passato da chimico in Cina e un presente da presidente della municipalità di Pylos &#8211; Nestor, una delle &#8220;creazioni&#8221; post crisi e pre default greco, uno di quei contentini fatti per ingraziarsi la Bce e l&#8217;Europa per far vedere che Atene e il resto dell&#8217;Ellade si stava ravvedendo imboccato il sentiero pietroso verso la virtù di bilancio. In pratica, hanno azzerato dei comuni senza ovviamente licenziare nessuno e moltiplicato le poltrone: ora c&#8217;è un sindaco per posto, in più un presidente di municipalità e via così. Insomma, siamo in piena tragicommedia. &#8220;Arriviamo all&#8217;assurdo che l&#8217;auto del nostro sindaco non può superare la cerchia del nuovo comune, l&#8217;autista deve chiedere l&#8217;autorizzazione alla prefettura del Peloponneso per poter uscire dai nostri confini&#8221;, sorride amaro Constantino, capelli bianchi, corpulento e faccia aperta quasi senza rughe: &#8220;Ora la parola d&#8217;ordine è questo buon governo, ma come si fa a risparmiare, qui siamo in Grecia! &#8211; dice Constantino ricevendoci in delegazione grazie all&#8217;interessamento del Marco Polo System e del suo leader Piero Pettenò &#8211; le tasse non bastano per gestire i servizi pubblici e entro fine anno Atene ha chiesto a tutti i Comuni della Grecia di versare 500 milioni allo stato&#8221;. Dopo il taglio degli stipendi del 10% e delle pensioni, la chiusura dei comuni, ora si è arrivati ai prestiti forzosi. Non vorrei che anche a Roma prendessero esempio dalla Grecia: una faccia, una razza di pasticcioni o peggio. &#8220;Siamo falliti e non lo sappiamo ancora &#8211; dice il presidente municipale che è iscritto a Nuova Democrazia, la destra greca &#8211; ti svegli e non sai i soldi che prenderai di stipendio&#8221;. Questo è il quadro, e l&#8217;autunno sarà caldo: &#8220;Le proteste riprenderanno, oggi in piazza ci sono solo i taxisti, che sono contro la liberalizzazione delle licenze. Ma a settembre tornerà la protesta di piazza, il popolo non ce la fa più&#8221;. E maledisce i potenti alla sua maniera, con la moutsa, la mossa: mani aperte spinte verso il nemico, andate via, ta&#8217; morti i cani.</p>
<p><a href="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/delegazio_pilos.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-89" title="delegazio_pilos" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/delegazio_pilos.jpg" alt="" width="1000" height="667" /></a></p>
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<p>In piazza la gente anima i bar, sorseggiando caffè e ouzu cercando riparo al sole implacabile. Ci si accontenta di poco in questo paesino ai confini del Peloponneso che vive sulla storia &#8211; la fortezza possente, la battaglia navale, il palazzo miceneo &#8211; in attesa di un boom turistico. In mattinata avevamo tentato uno stand up di fronte alle mura: trenta volte l&#8217;ho fatto, alla fine Pido era esausto e scoraggiato. Non sono fatto per la tv. Spero solo che venga cancellato, oppure accelerato tipo &#8220;le comiche&#8221;, almeno si sdrammatizza il mio fallimento. E&#8217; che mi sembra di essere come quei giornalisti da tg, prima le loro facce della notizia. E la mia, di prima mattina, non è di certo il massimo dell&#8217;efficacia, soprattutto dopo 200 miglia in barca a vela e una sventolata di sole.</p>
<p><a href="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/navarino_castello_2-e1337537266876.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-298" title="navarino_castello_2" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/navarino_castello_2-e1337537266876.jpg" alt="" width="1018" height="289" /></a></p>
<p>Constantino e il vice sindaco del comune di Nestore Pericles Kontogonis ci hanno organizzato un piccolo bus per visitare i due occhi della Repubblica, i castelli che per trecento anni hanno sorvegliato i traffici della Serenissima verso Creta: Modone e Corone. Due bastioni superbi, ingentiliti da una torre turca in mezzo al golfo di Methoni e da paesini ancora veraci. La cartolina sta dall&#8217;altra parte.</p>
<p><img class=" wp-image-361 aligncenter" title="pylos_1955" src="http://www.sullealidelleone.com/wp-content/uploads/2012/05/pylos_1955-741x1024.jpg" alt="" width="445" height="614" /></p>
<p>Ci tuffammo su Modone &#8211; Methoni al classico orario dei pirla, ore 12, sole a picco e gola riarsa. Ma era scattata la caccia al Leon. E ne trovammo diversi in quella fortezza secolare che si protende nel mare. Ce n&#8217;era uno con le ali spiegate, uno rampante, l&#8217;altro smozzicato e vecchio di 600 anni, un altro a giganteggiare sul bastione marino verso ovest, uno sopra una delle tante torri che spuntano sull&#8217;acqua del porto delle galee. Una meraviglia.</p>

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<p>Corone &#8211; Koroni invece è più massiccio, le sue torri sorgono dal mare come scogli e le mura corrono sopra il paese e custodiscono un monastero di suore gentili che ci raccontano anche la leggenda della campana miracolosa regalata da San Giovanni. Vivono in cima alla rocca, tra un cimitero di croci bianche, fiori accesi e piante da frutto. Un piccolo paradiso di serenità e di refrigerio in mezzo a un caldo senza respiro. Salvarono me e il Pido da un&#8217;insolazione, regalandoci preziosi bicchieri di acqua fresca e anche una chiacchierata con due persone squisite: Dimitrios Kiriazis, presidente della locale associazione culturale, e Antonio Sarli, insegnate in pensione di Brindisi Montagna, provincia di Potenza: &#8220;Siamo gemellati con Koroni, quando i turchi conquistarono la città nella metà del 1500 una parte dei suoi abitanti si rifugiò in Basilicata, anche nel mio paese&#8221;, racconta, facendoci poi da traduttore con Dimitrios, che ci racconta la storia del castello. &#8220;Il legame con Venezia è antico, è sempre stata custode della nostra libertà &#8211; racconta &#8211; portando sviluppo e ricchezza&#8221;. E ora chi vi potrà salvare? &#8220;L&#8217;Italia&#8221;, fa lui, sorridendo. Stai fresco nuovo amico: una faccia, stessa crisi. E una risata ci seppellirà tutti insieme. Meglio ammirare questi castelli d&#8217;altri tempi di dame e cavalieri.</p>

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